Uscire dalla crisi: riflessioni #1

La crisi é nata fuori dall’Italia e i fondamentali delle nostre banche sono solidi. Questo non ha impedito che la nostra economia (legata a quella globale) non risentisse di quanto succedeva nel mondo. Le banche hanno retto ma tutto il resto è rimasto scosso. La capitalizzazione in borsa delle aziende si basa sulla fiducia degli azionisti e questa è venuta a mancare. Inoltre, lo spauracchio della crisi è stato colto da molte organizzazioni come pretesto e occasione per far passare operazioni che, in momenti normali, avrebbero destato allarme e resistenze ben maggiori.
In momenti simili è secondo me particolarmente importante muoversi con intelligenza avendo in mente ciò che si fa, a chi ci si rivolge, contro chi si compete. In sostanza occorre programmare le proprie azioni con grande chiarezza sul proprio ecosistema ed i propri obiettivi.
Come sempre, nelle crisi c’è chi guadagna e chi soccombe. E ricordiamo che questa è una strana crisi, non strutturale come quella del ’29 e quindi, accanto alle schiere che perdono il lavoro e si impoveriscono, alcuni ricchi riescono a speculare e a diventare più ricchi. Semplicemente la linea della ricchezza si sposta verso il vertice della piramide e il divario si amplifica. La classe media diventa più povera e affolla i discount (che fanno molti più affari) ma i beni di lusso non spariscono e continuano ad essere acquistati. Semmai soffrono le attività che erano prima il target medio borghese.
Una operazione intelligente per affrontare questo cambiamento, è quella di non snaturare la propria immagine (che nelle aspirazioni dei consumatori, rimane puntata verso lo status precedente cui non si vuole rinunciare) affiancando però una offerta alternativa a costi più bassi: non si entra al discount ma al negozio abituale comprando però alcuni beni nelle sezioni discount. Quasi tutte le grandi catene di distribuzione hanno agito in questo modo per non perdere terreno. Cedono margini ma non perdono i clienti. A mio avviso questo modello contiene due insegnamenti: flessibilità al cambiamento e continuità dell’identità. Sei diverso e vieni incontro alle mie nuove esigenze ma ti (e mi) riconosco.

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